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venerdì 2 maggio 2014

INFORMARE SUI TUMORI


“Si sa, capita a tanta gente, ma non si pensa mai che potrebbe capitare a noi. Questo era sempre stato anche il mio atteggiamento. Così, quando capitò a me, ero impreparato come tutti e in un primo momento fu come se davvero succedesse a qualcun altro. «Signor Terzani, lei ha il cancro», disse il medico, ma era come non parlasse a me, tanto è vero — e me ne accorsi subito, meravigliandomi — che non mi disperai, non mi commossi: come se in fondo la cosa non mi riguardasse. Forse quella prima indifferenza fu solo un'istintiva forma di difesa, un modo per mantenere, un contegno, per prendere le distanze, ma mi aiutò. Riuscire a guardarsi con gli occhi di un sé fuori da sé serve sempre. Ed è un esercizio, questo, che si può imparare.”
Quando ci si ammala di tumore, si è shoccati e si prova vergogna. La vergogna è un corollario comune del trauma psicologico. Una parte degli italiani, poi, è ancora scaramantica, come si usava una volta, quando certe parole non si potevano dire perché altrimenti “ci si sarebbe tirati addosso le malattie”. Come se, invece, non dicendo nulla, le  malattie stessero lontane ….